Sono trascorsi due anni dall’avvio della campagna My Voice My Choice, l’iniziativa delle cittadine e dei cittadini europei che chiede di assicurare in Europa un’interruzione di gravidanza sicura e accessibile. Nel frattempo, si sono mobilitate migliaia di attiviste e attivisti, centinaia di organizzazioni, sono state raccolte oltre un milione di firme ed è stata approvata una risoluzione del Parlamento europeo a supporto dell’iniziativa. L’ultima parola spetta ora alla Commissione europea, che si riunirà il prossimo 26 febbraio.
L’iniziativa chiede l’istituzione di un meccanismo di solidarietà aperto agli Stati membri su base volontaria e dotato di un sostegno finanziario da parte dell’Unione che garantisca, senza interferire con leggi e regolamenti interni, la possibilità di interrompere la gravidanza in condizioni di sicurezza a chiunque non abbia ancora accesso all'aborto sicuro e legale. Si stima che siano 20 milioni le donne che oggi in Europa non vedono garantita questa possibilità: perché il proprio paese non la riconosce come diritto, o perché, pur avendolo fatto, non ne garantisce l’effettività.
In attesa della decisione della Commissione, a cui è stata presentata una ulteriore petizione che è possibile firmare sul sito della campagna, la risoluzione del Parlamento dello scorso dicembre, adottata con il voto favorevole di 358 parlamentari - 202 contrari e 79 astensioni - è un documento che merita attenzione per almeno tre ragioni.











