L'Ungheria ha violato il diritto dell'Unione europea impedendo all'emittente radiofonica Klubrádió di continuare a trasmettere sulle proprie frequenze.
Lo ha stabilito oggi la Corte di Giustizia dell'Ue, accogliendo la maggior parte delle censure della Commissione esposte nel ricorso per inadempimento.
Secondo i giudici di Lussemburgo, le decisioni del Consiglio ungherese per i media, che nel 2021 aveva negato il rinnovo della licenza alla storica radio commerciale, di orientamento progressista e voce critica del governo Orban, e successivamente annullato la sua partecipazione a un nuovo bando di gara, sono state fondate su criteri sproporzionati e non trasparenti.
Il diniego del rinnovo infatti era stato motivato da lievi irregolarità amministrative.
La Corte ha chiarito che la legge ungherese, imponendo un blocco automatico anche per infrazioni puramente formali e già sanate, viola il quadro normativo Ue sulle comunicazioni elettroniche L'esclusione di Klubrádió dal successivo bando per la frequenza 92.9 MHz è stata giudicata illegittima. La motivazione basata sul "patrimonio netto negativo" non era prevista dal bando originale, violando così il principio di certezza del diritto. La Corte ha ravvisato infine una violazione diretta dell'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali Ue, sottolineando come le restrizioni all'accesso delle emittenti radio alle radiofrequenze possano comportare "un'ingerenza nel loro diritto alla libertà dei media associata alla libertà di radiodiffusione".







