L'avvocata generale Tamara Ćapeta ha proposto alla Corte di Giustizia dell'Ue di annullare la decisione con cui la Commissione europea ha erogato 10,2 miliardi di euro all'Ungheria nel dicembre 2023, scongelando una parte dei fondi bloccati a causa delle violazioni per lo stato di diritto.
La Commissione aveva staccato l'assegno da 10,2 miliardi alla vigilia del vertice di dicembre 2023 in cui si discuteva l'avvio dei negoziati di adesione all'Ue dell'Ucraina contro cui Budapest minacciava il veto.
La decisione è stata impugnata dal Parlamento europeo davanti alla Corte Ue.
Il parere di Ćapeta non vincola i giudici di Lussemburgo.
I 10,2 miliardi sono parte dei fondi di coesione congelati dalla Commissioni attraverso il meccanismo di condizionalità che prevede la sospensione dei fondi in caso di violazioni dello Stato di diritto con un impatto reale o potenziale sulle finanze Ue. Secondo l'avvocata generale, la Commissione non può sbloccare quei soldi se non quando le condizioni poste per ottenere il pagamento, siano tutte soddisfatte. Per Capeta, l'esecutivo Ue ha "applicato in modo errato" i requisiti imposti all'Ungheria quando ha autorizzato, senza alcuna spiegazione, l'erogazione di fondi dal bilancio prima che le riforme legislative richieste fossero entrate in vigore o fossero applicate. Inoltre, la Commissione ha omesso di procedere ad una valutazione adeguata delle riforme sul sistema giudiziario, tra le condizioni imposte per l'esborso. Infine, la Commissione non ha vagliato in modo adeguato gli sviluppi legislativi che potrebbero compromettere o vanificare gli obiettivi delle riforme intraprese dall'Ungheria. Alla Commissione viene contestata anche la violazione dell'obbligo di motivazione per non aver dato spiegazioni sulla sua decisioni. Respinto invece il terzo motivo di ricorso del Parlamento relativo all'abuso di potere, perché non sufficientemente fondato.







