Per gli azionisti di Tim, il 2026 è all’insegna di un buyback da 400 milioni di euro. Nella primavera del 2027, però, la promessa dell’amministratore delegato Pietro Labriola è un dividendo da mezzo miliardo. «Per il quarto anno consecutivo, i risultati sono stati pienamente in linea con le previsioni. Un risultato senza precedenti nella storia recente di Tim e una chiara testimonianza della coerenza della nostra esecuzione», spiega il ceo di fronte agli analisti mentre passa al setaccio ricavi, ebitda e generazione di cassa.

Adesso Tim è «operativamente disciplinata, strategicamente coerente e finanziariamente prevedibile» e Labriola dà il “kick off” alla fase due: «Stiamo iniziando un secondo viaggio, la parte dura del lavoro inizia adesso». Infatti, il nuovo piano industriale, a cui il manager sta lavorando, arriverà «dopo l’estate, una volta che avremo piena visibilità su diversi sviluppi chiave». Uno dei quali è l’esito della conversione delle azioni di risparmio atteso per maggio.

Ma c’è altro che bolle in pentola: la prevista approvazione dell’accordo di condivisione della Ran con Fastweb + Vodafone e la definizione del perimetro di sinergia completo con Poste Italiane (primo azionista che dopo la conversione delle azioni risparmio avrà un 20%), di cui si capirà di più e meglio a settembre.