Trent’anni di storia del videogioco e la memoria corre subito ai corridoi di Villa Spencer, dove ogni scricchiolio raccontava di un decadimento irreversibile. Il ricordo scivola poi verso la rivoluzione adrenalinica del quarto capitolo, fino all'orrore claustrofobico in soggettiva che, con il settimo episodio, ha rigenerato la saga. C’è chi ancora non si è scrollato di dosso la versione spettrale del Dipartimento di Polizia di Raccoon City, simbolo di un’apocalisse urbana scolpita nella memoria collettiva.
È questa la saga survival horror di Capcom: un organismo biologico che ha mutato pelle di decennio in decennio, assorbendo innovazioni tecnologiche e derive stilistiche, tra capolavori che hanno ridefinito il genere e passaggi a vuoto che la stessa fanbase preferisce rimuovere. Ogni metamorfosi ha però portato con sé un interrogativo ineludibile: fino a dove Resident Evil si può spingere prima che la sua identità originaria si dissolva?
La svolta di Requiem: tra eredità e futuro
La risposta di Capcom a questo dilemma identitario arriva con Resident Evil Requiem, disponibile per PlayStation 5, Nintendo Switch 2 e Xbox Series X/S, dal 27 febbraio, il titolo che si posiziona cronologicamente come nuovo tassello della linea temporale principale, ambientato diversi anni dopo la conclusione della saga dei Winters. Ma non lasciatevi ingannare dal calendario: Requiem non guarda solo avanti. È un'opera di archeologia del terrore che recupera i fili lasciati in sospeso dal disastro di Raccoon City del 1998, intrecciandoli con le minacce biologiche di una nuova era tecnologica.








