Fremono le dieci città finaliste in corsa per il titolo di Capitale italiana della cultura 2028. Le audizioni pubbliche, dove le candidate saranno chiamate a presentare il proprio progetto e rispondere alle domande della commissione, sono previste per la fine di questa settimana, giovedì 26 e venerdì 27 febbraio. A fine marzo si saprà la vincitrice.

In palio un milione di euro dal ministero della Cultura. Un bottino più simbolico che sostanziale, che si aggiunge alle più corpose risorse raccolte dalle città. Per esempio, nel piano di sostenibilità economica e finanziaria del progetto di Pordenone, vincitrice dell’edizione 2027, compaiono altri enti locali del territorio, con la Regione Friuli Venezia Giulia in prima linea grazie a una dotazione di 1,5 milioni, accanto a fondi nazionali ed europei, sponsor privati e partnership.

La preparazione alla candidatura

In generale, l’iter di preparazione alla candidatura richiede lo studio di un piano di governance cittadina che guardi a lungo termine, con la concertazione di amministrazione pubblica e tessuto sociale. Fondamentale, per convincere la giuria, «la robustezza del dossier, la capacità di interpretare le esigenze del territorio e la fattibilità», spiega Salvatore Adduce che, dopo aver portato Matera alla nomina di Capitale europea della cultura 2019, ha fatto parte della giuria di diverse edizioni del titolo italiano. «Le città devono declinare una visione generale del territorio – dalla rigenerazione urbana, alla mobilità e all’accessibilità – utilizzando la cultura per migliorare la qualità della vita e attrarre visitatori. Un tema questo non secondario, soprattutto se si parla di città piccole come è accaduto per Procida, perché nel piano vanno predisposte infrastrutture adeguate accogliere il maggiore flusso turistico». I Comuni in gara sono quindi chiamati a ragionare non più in termini di ordinaria amministrazione, ma di cooperazione inter-territoriale.