Sono i video e le chat trovate nei loro telefoni a incastrare, secondo gli inquirenti, i dipendenti dello store Coin di Roma Termini indagati per furto aggravato insieme a carabinieri, poliziotti e dipendenti di altro negozi dello scalo ferroviario che facevano shopping a prezzi stracciati, oppure direttamente gratis. «Eh ce l'hai un profumo per me… per me personale però», scrive un poliziotto a una commessa. «Amore mio nn ci sono… settimana ti penso», risponde lei. Quando la cassiera più inguaiata viene sospesa, una dipendente scrive a un agente: «Tieniti questa informazione molto riservata… ci stanno a lavorà sopra». E la replica: «Se hai bisogno di un aiuto… so io che cosa proporgli». E ancora, la dipendente scrive: «Si fa dappertutto… solo che qui si è esagerato». I magistrati parlano di «modalità collaudate, frutto di una minuziosa attività di ideazione e programmazione» e di un «sistematico ricorso a mezzi fraudolenti per eludere ogni forma di vigilanza».
Gli agenti, intanto, si difendono e sostengono di aver agito in buona fede, convinti di stare acquistando merce effettivamente scontata. L’hanno raccontato ai colleghi. Una versione che, probabilmente, ripeteranno anche ai magistrati che li hanno indagati per concorso in furto aggravato, insieme a quattro dipendenti del negozio per i quali il pm Stefano Opilio ha chiesto l’arresto e ad altri commessi. «È una cassiera che rubava, loro hanno sempre pagato, c’erano gli sconti», dicono alcuni agenti.











