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Il presidente Carlino trasforma l'inaugurazione dell'anno giudiziario in una filippica
Alla Corte dei Conti la politica non dispiace. La relazione del presidente Guido Carlino, ieri all'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha oltrepassato i limiti dell'analisi contabile per entrare nel terreno della dialettica con governo e Parlamento. Tutto il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un'istituzione chiamata a valutare l'economicità delle scelte dell'esecutivo.
Carlino ha rivendicato che la magistratura contabile "non potrà mai venir meno al ruolo assegnatole dalla Costituzione di garante indipendente della finanza pubblica" e che questo rappresenta il "codice genetico" della Corte. Un modo come un altro per ribadire l'intangibilità del modello dei controlli. La pubblica amministrazione del 2026 non è quella del 1948, ma questo è solo un particolare insignificante per tutti coloro che si ergono a baluardo della carta fondamentale. Se procedure e responsabilità indefinite producono paralisi decisionale, l'importante è non toccare nulla. Il confronto si trasforma così in uno scontro identitario (molto simile a quello portato avanti dai magistrati per il No), politicizzando la discussione.






