Un'ora e quarantasette minuti. Il primo discorso sullo Stato dell'Unione del secondo mandato di Donald Trump è il più lungo mai pronunciato da un presidente degli Stati Uniti e supera il record segnato nel 2000 da Bill Clinton, con un'ora e mezza circa.

Quando il tycoon sale sul palco e si rivolge al Congresso in platea ci sono ben quattro giudici della Corte Suprema, tre dei quali avevano votato a favore del verdetto che ha bloccato i suoi dazi. Il timore di una dura tirata contro la Scotus era stato condiviso anche da molti parlamentari repubblicani. Trump invece abbandona i toni accesi utilizzati sui social e si limita a definire "deludente" una decisione "sfortunata".

Gli strali più virulenti sono invece riservati ai democratici che, mentre i colleghi del Gop si producono in più di una standing ovation, rimangono seduti, immobili, alcuni a braccia conserte. Il presidente afferma che dovrebbero "vergognarsi" di non alzarsi anche loro, li accusa di essere "contenti" dei due punti di Pil che, a sua detta, sarebbero stati persi con l'ultimo shutdown e di essersi opposti alla sua big beautiful bill in quanto "volevano più tasse per danneggiare la gente".

Qualcuno, come Lauren Underwood, si alza e se ne va. Al Green, che alza un cartello con scritto "i neri non sono scimmie", in riferimento al fotomontaggio degli Obama realizzato con l'IA e condiviso su Truth nei giorni scorsi, viene espulso dall'aula.