Quando si parla di fumo da sigaretta bisogna puntare gli occhi sul nostro Dna, perché proprio lì si trova un meccanismo in grado di limitare, o bloccare del tutto, il vizio di ricorrere alla sigaretta, specialmente in chi è sulla buona strada per diventare un accanito fumatore. A portare alla luce una variante genetica che si comporta come un cancello chiuso di fronte alla voglia di fumare, è stato il team di ricercatori del Regeneron Genetics Center, negli Stati Uniti. Lo studio, pubblicato su Nature Communications “individua varianti in un gene del recettore della nicotina associate a una minore probabilità di fumare in modo eccessivo”. I risultati emergono da un’analisi sulla popolazione messicana e poi convalidati in quelle di origine asiatica ed europea.

Cosa succede quando fumiamo

Quando fumiamo il nostro cervello ne ricava una gratificazione, tanto intensa da non volerne sapere di allontanare la sigaretta. Questo succede perché la nicotina, principale sostanza psicoattiva nelle sigarette, si lega ai recettori nicotinici nel cervello, attivando nuovi circuiti neuronali che favoriscono il rilascio di dopamina e di altri potenti neurotrasmettitori modulatori dell'umore. In sostanza è come una ricompensa. Accade così che, una boccata dopo l'altra, i recettori nicotinici vengono saturati. La nicotina non è più in grado di attivarli, e la gratificazione ottenuta continuando a fumare si esaurisce. Tra una sigaretta e l'altra parte dei recettori torna attivabile e, complice il meccanismo di gratificazione di cui si è fatta esperienza, si cercano nuove dosi. E con il tempo, queste ripetizioni portano ad assuefazione. Il consumo individuale di tabacco è dunque strettamente collegato alla sensibilità dei recettori nicotinici.