Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
24 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:07
A meno di settimana dal termine per interrompere le attività nella Striscia di Gaza e nei Territori palestinesi, 37 organizzazioni umanitarie hanno deciso di rivolgersi all’Alta corte israeliana contro la sospensione ordinata dal governo di Tel Aviv . Si tratta di un ricorso congiunto che non ha precedenti. Arriva dopo diversi tentativi di mediazione andati a vuoto e decine di appelli da tutto il mondo per chiedere che venga garantito l’aiuto umanitario a una popolazione devastata da bombardamenti e fame.
Lo stop alle organizzazioni umanitarie risale al 31 dicembre 2025, quando il governo israeliano ha comunicato alle ong la scadenza delle loro registrazioni nel Paese. 37 le realtà messe al bando, tra cui anche molte consolidate a livello mondiale come Medici senza frontiere, Oxfam e Save the children. Due mesi il tempo concesso per cessare le attività in Palestina e lasciare non solo la Striscia, ma anche la Cisgiordania e Gerusalemme Est, interrompendo così progetti avviati da anni in realtà dove migliaia famiglie sopravvivono proprio grazie al supporto e ai servizi dati dalle realtà umanitarie. A Gaza i bisogni della popolazione sono ancora enormi. Più della metà della popolazione vive in campi senza acqua potabile e servizi di base. Il sistema sanitario è distrutto e mancano medicinali e attrezzature mediche. In questo contesto gli aiuti entrano con il contagocce e il lavoro degli operatori è essenziale per portare acqua e assistenza medica.










