"La buona notizia è che l'inverno ormai è alle porte e aspettiamo marzo".

Sotto una pioggia mista a grandine Iryna attende i visitatori ai piedi della scalinata che conduce alla Chiesa di Sant'Andrea, gioiello barocco dal quale lo sguardo arriva ben oltre il fiume Dnepr.

E' un attesa piuttosto vana, la sua. In pochi, nel giorno del quarto anniversario dell'invasione russa, si sono spinti fin sotto le eleganti cupole disegnate da Bartolomeo Rastrelli. Ai loro piedi Kiev appare una città provata ma tutt'altro che arresa.

L'arrivo dei leader europei è coinciso con un sensibile aumento della temperatura e con una sospensione dei raid del Cremlino. Ursula von der Leyen, Antonio Costa e un manipolo di capi di Stato e di governo, provenienti in gran parte dal Grande Nord e dal Baltico, hanno viaggiato sul treno giallo-blu - che ha ospitato anche anche un gruppo di media internazionali, tra i quali l'ANSA - dalla cittadina polacca di Przemyśl, passando per Leopoli, fin su a Kiev. Il viaggio è stato tranquillo. La notte buia ucraina non è stata squarciata da droni o missili. A Kiev, dove il treno è arrivato spaccando il minuto, le sirene hanno finalmente taciuto. "Ma fino a due giorni fa è stato un inferno, le bombe sono arrivate fin dentro la città, non lontano dal mio appartamento", racconta uno dei dipendenti dell'Hotel Intercontinental, che ospita tradizionalmente i leader stranieri nella capitale.