Tra i palazzi del quartiere popolare di Dniprovsky, dopo il tramonto, ciò che per strada attira l'attenzione sono solo i fari delle auto e i flash dei telefonini accesi, usati come torce.

Tutto intorno c'è il coro di rumori che arriva dai generatori di corrente. Nelle ultime settimane l'inverno buio di Kiev ha reso spettrale la città anche quando non piovono i razzi e nella capitale ucraina i blackout programmati decidono come andranno le giornate: sono conseguenze della nuova strategia di attacchi russi, che con i bombardamenti alle infrastrutture energetiche riduce varie parti del Paese senza elettricità e senza riscaldamenti. Se prima la durata delle interruzioni dipendeva dalla frequenza delle offensive sulle centrali di produzione, ora tutto viene programmato quotidianamente dal governo e comunicato su una app: alla sera arriva una notifica e le caselle nere indicano la fascia di ore, in genere almeno quattro al giorno, in cui toccherà accendere le candele, lampade a batteria o - per chi può - attrezzarsi con gruppi elettrogeni casalinghi che costano fino a tremila euro.

"Si muore anche così", dice Oxana, che teme per suo padre, collegato a un ventilatore meccanico per respirare. "Per fortuna abbiamo comprato un generatore e spero funzioni sempre. È di quelli a benzina, l'ho sistemato fuori al balcone. Questo non potrei tenerlo, la legge lo vieta per una questione di sicurezza", spiega ignorando le raccomandazioni delle autorità sui rischi di intossicazione da monossido di carbonio. Ma non è l'unico problema. "Pensate a quando suona l'allarme e tocca andare nei rifugi.