Il settore del risparmio gestito sta attraversando una metamorfosi senza precedenti. Non si tratta più solo di allocare asset o battere un benchmark, ma di navigare una complessità crescente, nella quale la tecnologia e la sensibilità umana devono trovare un nuovo equilibrio. Secondo il recente rapporto di Oliver Wyman, “10 Wealth Management Trends Shaping 2026”, il settore si sta muovendo verso un modello di “consulente aumentato”, dove l’intelligenza artificiale gestisce l’efficienza operativa, lasciando al professionista il compito più nobile e difficile: la gestione della relazione e della fiducia.

L’AI è un’opportunità per battere nuove strade, ma anche una minaccia per chi punta alle rendite di posizione. Nel momento in cui la nuova frontiera della tecnologia fornisce risposte adeguate a bisogni dal lato della domanda come la costruzione dei portafogli, la pianificazione, il confronto commissionale tra i vari prodotti e la ricerca di costi non espliciti, i vantaggi informativi storici degli operatori si riducono e così cresce la pressione sui margini. Di conseguenza, il consulente è chiamato a focalizzarsi sugli ambiti dell’emotività e sulla sensibilità che nessun algoritmo può vantare. Il nuovo campo di battaglia è la mente del cliente: uno schema integrato e governato di relazioni, patrimoni, comportamenti, preferenze e rischi. È proprio nelle fasi di turbolenza – sempre più frequenti negli ultimi tempi – che la capacità del professionista di agire come una sorta di coach comportamentale può fare la differenza.