Gli asset in gestione delle prime 20 case d’investimento pesano, in Italia, per almeno 2.640 miliardi di euro. Questi i dati al 31 dicembre 2024 estrapolati da un’indagine di Kpmg sui dati di bilancio (quelli disponibili) delle prime 30 società attive nel comparto. A giocarsi il podio sono Generali Asset Management e Intesa Sanpaolo, con le sue tre articolazioni Eurizon, Fideuram e Sanpaolo Invest. Se nel 2023 a capeggiare la classifica erano le varie branch di Intesa (con 543,7 miliardi in gestione), alla fine dell’anno scorso Generali è balzata in testa con 695 miliardi di masse gestite.

Il forte incremento è, almeno in parte, da attribuire, al completamento dell’acquisizione di Conning holding ltd (società specializzata su strumenti a reddito fisso per assicurazioni e clienti istituzionali). Non che Intesa sia restata a guardare: il gruppo torinese è passato dai 543,7 miliardi del 2023 ai 627,3 nel 2024. La medaglia di bronzo va ad Amundi (210,3 miliardi). Stabile al quarto posto è Anima, recente obiettivo (centrato) dell’Opa lanciata da Banco Bpm: Anima è passata dai 191,5 miliardi di asset under management del 2023 ai 204,2 miliardi nel 2024.

Chi rientra nei confini dell’Opas

Come si vede almeno due dei quattro principali attori del mercato del risparmio gestito italiano si trovano, anche se solo indirettamente, lambiti dall’Ops (ormai Opas) lanciata da Mps su Mediobanca. L’offerta pubblica di scambio di azioni Mps su Mediobanca (con il sovrapprezzo proposto di 750 milioni cash si è trasformata infatti in Offerta pubblica di acquisto e scambio) - come è evidente a tutti - è finalizzata all’aumento della pressione degli “attaccanti” sul pacchetto di controllo delle Assicurazioni Generali. E certo non è casuale che una delle protagoniste del tiro alla fune tra Alberto Nagel e Luigi Lovaglio sia stata proprio la rete distributiva di prodotti finanziari e assicurativi del Leone di Trieste: quella Banca Generali che può contare su circa 2.350 consulenti finanziari e che è stata oggetto della contromossa tentata del management di Mediobanca. Un arrocco lungo (una mossa difensiva in gergo scacchistico) consistito nel lancio di un’analoga Offerta pubblica di scambio del 13,1% delle azioni Generali (detenute da Mediobanca) finalizzata a ottenere il controllo totale della rete guidata da Gian Maria Mossa.