Roma, 24 feb. (askanews) – “Da quattro anni nel Donbass russi e ucraini si scannano per un pezzo di terra. La guerra è la guerra e ciò che produce è soltanto una cosa: morti. Feriti, distruzione, ma specialmente tanti morti. E chi muore non torna più. Si parla di 2 milioni di morti in 4 anni. Il conteggio lo lasciamo ai becchini, quello che mi interessa ripetere per l’ennesima volta è che la guerra non è il metodo giusto per risolvere le contese, ma piuttosto un atto aberrante che la storia avrebbe dovuto definitivamente condannare dopo le due guerre mondiali del Novecento ma che le dittature e gli autoritarismi di varia natura continuano imperterrite a riproporre, costringendo giovani e non più giovani a morire sotto le bombe, sotto le armi”. È quanto afferma Daniele Novara, pedagogista, autore di best seller e direttore del CPP, intervendo nell’anniversario dell’invasione Russa dell’Ucraina.
“Nel mio studio da quattro anni tengo una sola immagine: quella di Gandhi. Da sempre mi considero gandhiano, sia politicamente che, nel limite del possibile, nella vita. La guerra è quanto di più lontano ci possa essere dalle scelte di Gandhi che riuscì a liberare un paese grande come un continente con i metodi della nonviolenza. Avrei auspicato che anche il contesto internazionale e tutte le persone direttamente interessate, a fronte dell’invasione delle truppe di Putin, sapessero reagire coi metodi della non violenza”, aggiunge.











