La storia di Punch, il giovane macaco nato allo zoo giapponese di Ichikawa City è diventato virale per il suo attaccamento a un peluche dopo il rifiuto materno. Quel piccolo corpo che si stringe a un oggetto morbido, quell’apparente solitudine che leggiamo come abbandono, hanno attivato in centinaia di migliaia di persone un impulso di protezione immediato, quasi viscerale, come se davanti ai nostri occhi non ci fosse una scimmia, ma un neonato della nostra stessa specie. È proprio in questa distanza sottile tra ciò che vediamo e ciò che proiettiamo, tra il cucciolo reale e il bambino che immaginiamo, che si concentra il nodo etologico e culturale dell’intera vicenda.
Punch non è un bambino umano e non è un animale domestico! E’ un Macaca fuscata, una specie sociale complessa, organizzata in gruppi matrilineari stabili, caratterizzati da gerarchie articolate, alleanze tra femmine imparentate e un’intensa rete di comportamenti affiliativi. Nei macachi giapponesi il contatto fisico è fondamentale (grooming, prossimità costante tra madre e piccolo, apprendimento per osservazione all’interno di una comunità strutturata) e quando un piccolo fatica a integrarsi o viene rifiutato, non siamo davanti a una “storia Disney” con buoni e cattivi, ma a un segnale che qualcosa, nel sistema sociale o ambientale, non sta funzionando come dovrebbe.









