Le aree interne del Mezzogiorno unite da trame invisibili all’altra sponda del Mediterraneo. È al potenziale di valorizzazione di una storia dai mille intrecci che guarda il programma di “Matera capitale mediterranea della cultura e del dialogo 2026”. Ogni anno il titolo viene assegnato dall’Unione per il Mediterraneo e dalla Fondazione Anna Lindh che scelgono due centri, uno a Nord e uno a Sud. E ora, insieme alla città marocchina di Tétouan, la terra dei Sassi si prepara a esprimere la varietà di significati di una relazione millenaria attraverso un denso percorso presentato ieri al Collegio Romano.
Per Matera si tratta di «una predisposizione naturale che valorizziamo attraverso le iniziative del Piano Olivetti, lanciato dal ministero della Cultura per irrobustire i presidi culturali dei territori d’Italia», ha rimarcato nel messaggio di saluto Alessandro Giuli. Non per caso una delle principali iniziative promosse sarà proprio una grande esposizione dedicata al legame tra la città e la figura di Adriano Olivetti. Il cui sogno, nella formula utilizzata da Giuli, «era quello di integrare in un intento concorde Stato e società civile, cultura e impresa, segmenti sociali e aree geografiche. E Matera incarna oggi quella stessa intuizione: la cultura come motore di innovazione, inclusione e coesione».








