Questo morto di Lione, questo ragazzo, Quentin, figlio di un francese e di una peruviana e ultracattolico ma dipinto come un nazi, gli sta proprio sul gozzo alla sinistra nostrana. Infastidita dal suo fantasma come lo stizzoso Macron che blatera: «Meloni si faccia i fatti suoi». Basta leggere certi quotidiani, oggi, per rilevare questo epidermico ribrezzo per il morto nero. Non ci voleva certo, è una cosa crudele certo ammazzare di botte uno a terra però però però. Repubblica more solito si distingue e intervista una «esperta locale di estrema destra» ex giornalista di Liberation (quotidiano di sinistra) che dice: «Ci si aspettava da tempo il morto, ma sull’altro versante politico. Lione, un tempo capitale della Resistenza, da almeno un quarto di secolo è infatti diventata capitale dei “fachos”, i fascisti. Attacchi e aggressioni vanno avanti da anni...».
Insomma tutto chiaro: gli antifà sono arrivati prima dei “fachos”. Il morto nero è un effetto collaterale della violenza di estrema destra insomma. Adesso dunque occorre criminalizzare il corteo in ricordo di Quentin. Repubblica si sforza molto: c’erano poche donne, giusto quelle di Némesis, non c’erano simboli estremisti però il taglio di capelli... beh li riconosci. E poi hanno trovato a uno un martello. Già: sarà stato un martello o un martelletto? Chissà. E poi erano pochi: 3200 secondo la prefettura (ma non era presente il Rassemblement national), vuoi mettere con le fiumane pro-Pal che anche se sono 5000 diventano per magia il doppio? E passiamo a La Stampa, con un livoroso commento di Eric Jozsef il cui titolo è tutto un programma “Perché quel corteo è un favore a Le Pen”. Secondo Jozsef mentre prima si invocava un cordone sanitario contro i lepentisti adesso si invoca un cordone sanitario contro Melenchon e i suoi seguaci. La cosa non gli va giù. C’è di mezzo un morto, ma lui la vede solo come una questione che favorisce la marcia verso la moderazione di Bardella e di Rn.












