Anche il bomber si schiera per il "Sì". Se Partito democratico e toghe rosse rischiano l'autogol sul referendum sulla giustizia la colpa è anche di Beppe Signori, ex letale attaccante di Foggia (quello di Zeman), Lazio, Bologna e Nazionale (era il titolare di Arrigo Sacchi ai Mondiali di Usa 94), che scende in campo a favore della riforma portando il suo personalissimo, sconcertante caso di malagiustizia.

A causa di un errore dei magistrati e di un processo "mediatico", l'uomo-Signori oltre al calciatore ha rischiato di perdere tutto. Come ricorda il Tempo Beppe-gol, ospite d’onore di una serata organizzata a Polignano a Mare e dedicata al referendum sulla giustizia e coordinata dall’associazione italiana Giovani Avvocati al museo Pino Pascali, ha ripercorso il suo calvario giudiziario che lo ha visto implicato nell'inchiesta sul calcio-scommesse.

SILVIA ALBANO, LA SCONCERTANTE RISPOSTA SULLA MAGISTRATURA DI SINISTRA

No, neppure l'appello di Sergio Mattarella sembra essere stato in grado di stemperare la tensione sulla giustizia, i...

"Non solo non c’entravo nulla e mi ero rifiutato di partecipare – ha raccontato -. Il 1 giugno del 2011 insieme ad altri 134 indagati fui arrestato perché accusato di far parte di un’associazione a delinquere che truccava le partite. Dopo 5 anni dalla conclusione delle indagini preliminari il pm cercava di trovare patteggiamenti. Ma io ho rinunciato. Come ho rinunciato, dopo dieci anni, alla prescrizione. Così sono andato nei vari tribunali dove ho fatto il mio gol più bello, ma soprattutto più importante. Io sapevo della mia innocenza e quindi ho lottato fino alla fine. Lo dovevo a me stesso e lo dovevo soprattutto ai miei figli".