Sfacciatamente diverse dai cliché, forti e grintose, sorridenti e preparate allo spasmo, libere di scendere su e giù dal podio con la stessa determinazione e leggerezza dopo infortuni gravissimi, salti dell'anima, sfortuna nera ma anche lauree, matrimoni, tradimenti e maternità. Superatlete capaci di sostenersi unite nella protesta che le vuole escluse da un'ultima disciplina olimpica, di applaudire e aiutare l'avversaria del ghiaccio e perfino di inchinarsi alla regina della neve.

Sorelle di mondo in questi Giochi azzurro shocking, protagoniste di vite complesse, proprio come noi comuni mortali, capaci di imprese straordinarie ma anche di non prendersi troppo sul serio tra balletti e battute sui social in un grande inno alla vita.

Qualcuno le vorrebbe ancora ingabbiate in una narrazione di stereotipi di genere dove l'essere campionesse e mamme risulta assurdamente così straordinario da essere evidenziato tanto da farle diventare obiettivi di hater da tastiera. Oppure dove la bellezza diventa un must da sottolineare ben oltre il gesto tecnico vincente.

Ma i fiocchi gelati della retorica sono pronti a sciogliersi: a Milano Cortina 2026, l'Olimpiade più equilibrata di sempre come partecipazione uomini-donne e la prima con alla guida del Cio una donna, c'è stato un vero cambio di paradigma. Merito di una nuova generazione intorno ai 30 anni, ma anche delle più longeve medaglie d'oro, che hanno imposto una cultura di valori dove capacità, tenacia, rispetto e allegria hanno trovato casa. Un avvento, un'epifania, lontano anni luce dalla narrazione di chi le etichetta e le ghettizza.