Sì, tutto quello che è venuto dopo (o che era già avvenuto appena prima), è stato straordinario, forse irripetibile ma non poniamo limiti alla Sportiva Provvidenza. Ma la Brignone! Come fai a dare un voto a una donna così! Una atleta che quasi un anno prima, 315 giorni, pensava (e scacciò il pensiero che era incubo) e faceva pensare che i Giochi fossero disfatti. Lei no. Ed eccola, la solita Federica al cancelletto, eccola cauta in discesa a “sentire” la neve e la gamba. E poi supergigante e gigante tra i paletti della pista e della vita. Non c’è che la lode: laudata sii, Maresciallo Tigre. Con le stampelle camminava appena, con i bastoncini ha volato.
MAMMA MIA 10
In quel tempo c’era la “mammina volante”, che si guadagnava, per la rarità, l’attenzione narrativa e il vezzeggiativo “patriarcale”. Ne fu il simbolo in un’estate del 1948, Fanny Blankers Cohen, due figli e quattro ori. Ci siamo evoluti, finalmente: ai Giochi c’è bisogno della nursery per i bambini delle atlete, sul podio o dintorni i pupi gattonano. La via della parità che ancora non c’è passa da Tommaso, il figlio della Lollobrigida che gioca con il volto della mamma (che è il giocattolo più bello del mondo, meglio di un telefonino), o da Noah e Nico, i piccoli della Meyers ai quali la madre dice “ho vinto” nella lingua dei segni perché sono sordomuti. Neanche in questi casi gli haters spengono le tastiere…








