Non sono molte le fiere del vino che, tra una degustazione di vitigni autoctoni e una masterclass di vecchie annate, possono vantare come ospiti un cardinale come Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei e figura di spicco della Chiesa progressista italiana, e un agnostico pio (la definizione è di Papa Francesco) come Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre. Ma la Slow Wine Fair, in corso a Bologna fino a domani (martedì 24 febbraio), non è un evento qualunque. È la fiera del vino buono, pulito e giusto, uno spazio di confronto e di visione sul futuro dell’enologia. Tra gli stand tutti uguali di Bologna Fiere, il vino viene raccontato come fenomeno economico, culturale e soprattutto sociale, capace di incidere profondamente sulle comunità rurali e su chi lavora nei vigneti.

Matteo Maria Zuppi,

Petrini lo sa bene e, seduto a fianco del cardinale Zuppi, mentre tutto intorno la gente rotea i calici e degusta, crea le condizioni per lanciare il messaggio che più gli sta a cuore: «Il mondo del vino non ha alternative: o diventa socialmente responsabile, o è destinato a scomparire». E senza tanti giri di parole, aggiunge: «Le vigne del Signore, anche nelle mie Langhe, sono piene di gente disperata che non sa dove andare a dormire. Il profitto da solo non sta in piedi e non ci fa progredire. Deve essere sorretto da due pilastri: la condivisione del bene e la relazione. La qualità organolettica e la tutela dell’ambiente non bastano più, anzi non sono mai bastate: se il sistema produttivo non si impegna a diventare veramente virtuoso, garantendo dignità e diritti ai lavoratori, per lui non ci sarà futuro».