A volte, quando leggo o ascolto certe notizie, la prima, e unica, cosa che mi viene in mente è: “Perché?”. Perché è accaduta o non è accaduta, qualcosa. Questa domanda è tornata con forza quando ho letto che cinque milioni di euro destinati alle persone con disabilità grave in Sicilia sono stati restituiti. Non perché non servissero. Ma perché non sono stati spesi. La Regione ha infatti rimandato allo Stato le risorse del fondo “Dopo di noi”, uno strumento nato per sostenere progetti di autonomia e percorsi di vita indipendente per chi, un domani, non potrà più contare sul sostegno dei familiari.

A denunciarlo sui social è stato Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, tra i promotori della legge nazionale del 2016. E non si tratta solo di questi cinque milioni: come scrive il senatore, in dieci anni sono rimasti inutilizzati oltre 40 milioni di euro. Una cifra enorme. Una cifra che avrebbe potuto dare una risposta concreta a una domanda che molte famiglie conoscono fin troppo bene: cosa accadrà ai propri figli quando loro non ci saranno più? Non è un dettaglio tecnico. È il cuore della questione. E allora la domanda torna, prepotente: “Perché?”.

Se si potesse chiedere direttamente a chi aveva la responsabilità di gestire questi fondi, cosa risponderebbe? Perché non sono stati spesi? In quali altre attività erano impegnati quei funzionari? E soprattutto: è stata davvero compresa fino in fondo l’importanza di quelle risorse per le vite delle persone a cui erano destinate? Poiché, purtroppo, le risposte non arrivano o, quando arrivano, si limitano a scaricare la responsabilità su qualcun altro in un infinito gioco dello scaricabarile, proviamo a darne almeno una noi, soprattutto rispetto all’ultima domanda.