MILANO. «La cerimonia di apertura, secondo il nostro punto di vista, non dovrebbe essere politicizzata. Se la delegazione ucraina non vorrà partecipare, ce ne dispiace, ma rispettiamo la loro decisione. Non saranno puniti, semplicemente accetteremo la loro posizione». Andrew Parsons ha rotto il silenzio intorno alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc), organo che presiede, di permettere ad atleti russi e bielorussi di partecipare ai Giochi usando bandiera, inno e divisa dei rispettivi paesi. Una decisione che non coincide con quanto stabilito dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) e che ha scatenato la reazione della delegazione ucraina. Gli atleti paralimpici ucraini, infatti, non parteciperanno alla cerimonia di apertura in programma il 6 marzo all’Arena di Verona in protesta. A seguirli sono anche le delegazioni della Repubblica Ceca e dell’Estonia.
«La decisione, che mi piaccia o no, devo attuarla. È mio dovere», ha scandito Parsons in un punto stampa. Incontro con i giornali organizzato subito dopo una conferenza in vista dei Giochi in Torre Allianz a Milano, per compensare l’assenza all’ultimo minuto di Parsons alla presentazione delle Paralimpiadi con l’omologo italiano originariamente previsto per venerdì 20.











