Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Pronto un nuovo vertice a tre ma l'Ucraina resta sotto attacco
Doveva essere una guerra lampo. In pochi giorni l'esercito russo sarebbe dovuto arrivare a Kiev, prendere il controllo del Paese, rovesciare il governo e creare uno stile fantoccio in stile Bielorussia. Ma i piani di Putin sono saltati subito. Prima per l'orgogliosa resistenza degli ucraini, poi per il sostegno di gran parte dell'Occidente che si è schierato in qualche modo a sostegno del Pese invaso. Una guerra sanguinosa, terribile. Una guerra che sarebbe dovuta finire almeno 20 volte tra colloqui, mediazioni, ultimatum, veti e minacce e promesse mai mantenute. Una guerra che domani arriva a compiere quattro anni. Quarantotto mesi di morte e distruzione, in uno stillicidio quotidiano che sembra non avere fine.
Una guerra che si trascina e il cui copione sembra ripetersi mese dopo mese. Da una parte Volodymyr Zelensky e l'Ucraina che spingono per fermarla, che cercano soluzioni e che aprono a compromessi, anche dolorosi. Dall'altra, Vladimir Putin e la Russia che non hanno alcuna intenzione di fermarsi, continuano a colpire le città compresi gli obiettivi civili e respingono ogni proposta di pace che non includa una vittoria totale per la Russia e una resa incondizionata per Kiev, minacciando un'escalation mondiale che lo Zar per primo sa benissimo di non poter mettere in campo. Ma intanto, tira la corda più che può. Una situazione di fatto di stallo dove solo un intervento forte, deciso e risolutivo dall'esterno, leggasi Donald Trump, potrebbe risolvere.






