VERONA - Quattro anni e due giorni fa a Pechino c’era Arianna Fontana, esultante per i tre podi, che indossava il tricolore, mentre il sindaco di Milano Beppe Sala e quello di Cortina, che all’epoca era Giampietro Ghedina, tutti e due con la mascherina anti-Covid, sventolavano la bandiera olimpica. Avevano ricevuto il vessillo a cinque cerchi dal presidente del Cio Thomas Bach. Era il Flag Handover, il passaggio di consegne dalla Cina all’Italia, da Beijing 2022 a Milano Cortina 2026. Tutto doveva ancora iniziare. Tutto adesso è finito.
Quattro anni e due giorni dopo Pechino 2022 è l’Italia, all’Arena di Verona (che all’inizio sembra mezza vuota ma in realtà le gradinate sgombre sono per i 1.400 atleti) a restituire la bandiera olimpica alla nuova presidente del Cio. Ed è Kirsty Coventry a consegnarla ai cugini d’Oltralpe per French Alps 2030. Alla cerimonia c’è la premier Giorgia Meloni, ma non c’è, in questo passaggio di consegne, il francese Emmanuel Macron, nemmeno il premier Sébastien Lecorbu, assente ufficialmente per “motivi di salute”, anche se è palese l’attrito tra i due Paesi e così, come a San Siro quindici giorni fa, tocca alla ministra bleu allo Sport Marina Ferrari ricevere il vessillo. Milano Cortina 2026 finisce in archivio e lo fa con una grande festa all’insegna della bellezza e che omaggia l’opera. Armonia era stato il tema conduttore dell’apertura nello stadio milanese di San Siro, Beauty in Action caratterizza la chiusura. E la prima bellezza è quella dell’Arena, per l’occasione ribattezzata Verona Olympic Arena, che mai prima d’ora aveva avuto un palco non solo centrale e per l’80% realizzato in legno, ma che occupa tutto il parterre. Un palco che ha la forma di una goccia d’acqua ed è sopraelevato perché sotto, anche se non si vede, c’è un mondo di artisti, costumisti, elettricisti, operai, comparse, addetti ai lavori. E c’è Rigoletto.











