Quattro anni di incontri, telefonate, missioni.
Il Vaticano ha esplorato tutte le vie possibili per porre fine alla guerra in Ucraina. Gli appelli agli Angelus e in altre occasioni non si contano, da Papa Francesco a Leone. Ma c'è stato anche un lavoro quotidiano della diplomazia vaticana dietro le quinte, fino all'offerta da parte di Prevost a Russia e Ucraina di incontrarsi in Vaticano per guardarsi negli occhi e cercare un dialogo.
L'ultimo appello è arrivato oggi: "Sono passati ormai quattro anni dall'inizio della guerra contro l'Ucraina - ha ricordato Leone XIV all'Angelus - Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili. Davvero ogni guerra è una ferita inferta all'intera famiglia umana". Per il Pontefice "la pace non può essere rimandata, è un'esigenza urgente che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate il fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace".
Quindi il Papa ha chiesto a tutti preghiere per "il martoriato popolo ucraino" e "perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace". E se la pace non è arrivata, comunque le missioni umanitarie hanno prodotto dei risultati. Tra queste non c'è solo l'invio da parte della Santa Sede di tanti aiuti umanitari alla popolazione ucraina, dai farmaci fino alle maglie termiche per affrontare il freddo senza riscaldamenti, ma anche il ritorno a casa di tanti bambini ucraini che erano stati deportati in Russia. Come anche sono passati sul tavolo del Papa, sia di Francesco che di Leone, le liste di prigionieri per gli scambi. In tutto questo un ruolo di primo piano è stato giocato, oltre alla diplomazia vaticana guidata dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, anche dal cardinale Matteo Zuppi che Papa Francesco aveva nominato suo 'inviato'. Il presidente della Cei è stato allora a Kiev, a Mosca, a Washington e finanche a Pechino, cercando di unire i fili di un dialogo che può passare attraverso tante stanze e non solo tra i diretti interessati. Se Francesco poi aveva tentato ogni via per aprire un dialogo (il 25 febbraio 2022, il giorno dopo l'invasione, si recò lui, rompendo ogni protocollo, all'ambasciata russa per esprimere la sua preoccupazione), Papa Leone ha avuto direttamente almeno un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin, lo scorso giugno. Quanto invece ai rapporti con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Prevost lo ha incontrato tre volte, l'ultima lo scorso dicembre. "L'Ucraina apprezza enormemente tutto il sostegno del Papa Leone XIV e della Santa Sede", commentò il presidente ribadendo il suo invito a visitare Kiev per dare "un forte segnale di sostegno al nostro popolo".







