Nell'ultimo anno sono stati sette i senza dimora morti per la durezza della vita di strada. Li ha ricordati la Comunità di Sant'Egidio in una celebrazione che si è appena conclusa nella basilica della Ss. Annunziata del Vastato a Genova che ha raccolto decine di senza dimora e di volontari impegnati ogni giorno nell'aiuto a chi vive per strada. Nella messa - presieduta don Maurizio Scala di Sant'Egidio e padre Nicola Gay di san Marcellino - sono stati ricordati i nomi di tutte le donne e gli uomini mancati in questi anni. Per ciascuno è stata accesa una candela.

"Il loro nome - ha detto don Maurizio Scala nell'omelia - é il nome di Gesù. Accanto a loro abbiamo compreso meglio anche il nostro nome, il senso della nostra vita, di come spenderla e consumarla. L'amore ci aiuta a non farci avvelenare dall'inimicizia che inquina tutto". E ha aggiunto: "Questo é il tempo per ritessere il tessuto umano delle periferie della nostra città, un tessuto che la mancanza di diritti e l'emarginazione hanno lacerato, perché non esista più un mondo a parte". Il primo nome ricordato è stato quello di Pietro Magliocco, una delle prime persone conosciute dalla Comunità di Sant'Egidio durante il servizio serale a chi vive per strada.