FALCADE (BELLUNO) - Dietro le imprese olimpiche c'è un lavoro spesso oscuro, fatto nelle ski room o a bordo pista, ma che è fondamentale per decretare successi o sconfitte: quello degli skiman. E, per quanto possa sembrare incredibile, sui "missili" dello ski cross italiano, ieri oro e argento olimpici, c'è l'ennesimo zampino dello Ski College Veneto Falcade che mette la firma, l'ennesima, su un trionfo a cinque cerchi. Stavolta la gioia è doppia, con una doppietta di altissimo livello, che ha appassionato tutta Italia davanti al piccolo schermo.

La disciplina è lo ski cross nel quale Simone Deromedis e Federico Tomasoni ieri hanno scritto la storia di questa disciplina, conquistando le prime due medaglie olimpiche della storia per l'Italia. Nella finale al cardiopalma di Livigno, disputata sotto una fitta nevicata, la vittoria di Simone Deromedis è apparsa netta, mentre il secondo posto di Tomasoni è arrivato al fotofinish, grazie al sorpasso all'ultimo centimetro sullo svizzero Alex Diva, a lungo secondo.

Dietro alla velocità degli sci italiani c'è però il meticoloso lavoro di due skiman della nazionale: Alessandro Leso e Kevin Marchetto. Quest'ultimo, originario di Curtarolo (Padova), classe 1996, è stato studente-atleta dello Ski College, cui è seguita una carriera da maestro di sci e allenatore. Incontenibile la sua gioia dopo il doppio trionfo di ieri. «Le condizioni erano particolari vista la nevicata - spiega Marchetto - venerdì pomeriggio abbiamo preparato gli sci dei nostri quattro atleti in gara per circa sei ore, poi prima della gara i tecnici ci hanno dato le indicazioni (evidentemente giuste, ndr) e noi ci abbiamo messo lo zampino. Ieri prima del giro di training e delle successive 5 manche, inclusa la finale, abbiamo messo sugli sci i prodotti finali, anche cambiandoli fra una gara e l'altra. Siamo stati in pista a lavorare dalle 8 del mattino e fino alla finale nel primo pomeriggio». Avere giusti materiali evidentemente ha fatto la differenza. Lo abbiamo visto ieri, quando il sorpasso di Tomasoni sul rivale svizzero è avvenuto negli ultimi metri di gara. «Il nostro è un lavoro di squadra - continua lo skiman - Sapevamo delle potenzialità dei ragazzi, e anche al femminile possiamo dire così. Però un po' di scaramanzia, vista l'imprevedibilità di questo sport, ci ha portato a non mettere le mani troppo avanti. Ma è andata bene, ed è merito di tutto lo staff».