C’è una skater italiana piangente sul gradino più basso del podio al termine del gigante parallelo, allo Snow Park di Livigno, ma il bottino tricolore è decisamente mesto, per una specialità dominata in lungo e in largo in coppa del mondo e che ai Giochi riserva soltanto un bronzo. A salvare la faccia della truppa tricolore è Lucia Dalmasso, che estrae sull’oceano candido valtellinese la surfata più bella della vita, acciuffando il metallo meno pregiato in una sfida tricolore con Elisa Caffont. Terza, felice e contenta la ventisettenne di Falcade, che da bambina sognava di diventare sciatrice. Poi tredici anni fa un terribile incidente con conseguente frattura dei due crociati l’aveva dirottata al mondo della tavola, universo che ieri le ha dischiuso le porte del Paradiso.
«Quella bambina che sognava in grande adesso sarebbe felice. La medaglia olimpica è sempre stata un sogno, ci sono arrivata e ora posso sognare ancora più in grande. Dopo le fratture multiple non avevo smesso di crederci. C’è voluto del tempo per riprendere le motivazioni e per tornare a essere focalizzata. Il segreto è stato riuscire nuovamente a divertirsi. Da quel momento è stato un continuo evolversi di emozioni». Un pianto incessante mentre la medaglia viene mirata e rimirata. Lacrime dolci che Lucia non riesce a trattenere anche dopo aver abbracciato mamma, papà e due amiche: «Questo bronzo è tutto. Questa è l’unica parola che racchiude quello che provo adesso. Non vedo l’ora di rimettermi in marcia e arrivare ai prossimi Giochi tra quattro anni».













