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La donna non si è mai sottratta alle telecamere: non per apparire ma per condividere la battaglia
C'era troppo silenzio. Lo senti subito quel troppo, è lucido come una lama. L'Ecmo attaccato a Domenico stava rallentando e venerdì notte, verso le quattro, i medici hanno chiamato i suoi genitori. Il viaggio peggiore degli ultimi due mesi verso quel posto arrugginito. Nell'aria densa di blu notte, a passi esausti e facce stravolte. Per l'ultima corsa.
All'uscita, davanti all'ospedale Monaldi di Napoli, il papà si è reso invisibile alle telecamere come sempre e lei, come sempre, ci si è pazientemente sistemata davanti: «Sono rimasta fino a quando la macchina si è spenta. Ed è finita». Stavolta non ha ricacciato le lacrime a pedate dentro gli occhi perché non c'era più nulla da sperare e non c'era più da sfidare il destino con quel liquido arrogante versato prima del tempo. Il tempo è arrivato. Il dolore fa leggere le persone. E tutta Italia si è appassionata alle pagine ben scritte sulla faccia di Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, il bambino di due anni «col cuore bruciato». Dal 23 dicembre scorso è rimasta col suo piccino dentro a quel posto ad attendere: un cuore, la guarigione, un miracolo.






