E’splendida, generosa e intrepida la West-Eastern Divan Orchestra che unisce israeliani, arabi e palestinesi in un sodalizio artistico di prim’ordine. Ieri sera ha affrontato con la massima disinvoltura l’emergenza: un malore ha impedito a Zubin Mehta di dirigere la seconda parte del concerto in programma al Lingotto. Molto dispiacere ma niente paura.
L’Orchestra ha suonato la Sinfonia in do maggiore di Schubert senza direttore: primo violino piazzato su di una pedana rialzata, legni raccolti al proscenio e via, con una sicurezza invidiabile, la grande Sinfonia compatta, massiccia, soave e pittoresca ha concluso il concerto in un diluvio di applausi.
A che cosa serve allora il direttore? Si sarà chiesto qualcuno. Serve, perché, anche con un gesto ormai ridotto al minimo indispensabile, il grande direttore indiano, nella Leonora n. 3 e nella Ottava Sinfonia di Beethoven, aveva attivato un suono pieno di carattere, ben graduato nei volumi , ricco di sfumature e di colori. Stupendo il fraseggio che è l’anima della musica: disegnare gli archi delle frasi, legarle o staccarle, articolarle in incisi parlanti. In questo Mehta è un vero maestro e la sua prova , eroica in rapporto allo stato fisico, sin dalla prima comparsa sul podio, ha fatto scattare il pubblico: tutti in piedi per salutarlo, mentre il vecchio leone si alzava faticosamente dalla sedia a rotelle e prendeva posto per il primo attacco.






