Il riassunto di cosa voglia dire far parte della West-Eastern Divan Orchestra lo offre Samir Obaido. «Significa incontrarsi», dice il violinista palestinese cresciuto in Giordania. Fondata nel 1999 da Daniel Barenboim, assieme allo scrittore Edward Said, con l’intento di creare uno spazio di dialogo attraverso la musica, la compagine riunisce giovani provenienti da Israele, Palestina, Libano, Siria, Giordania, Egitto e altri paesi. Ogni esibizione della Wedo è molto di più di un concerto e oggi sabato 21 febbraio alle 20,30 sarà ospite all’Auditorium Agnelli con sul podio Zubin Mehta. Un evento nato dalla coproduzione tra Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica e con Charity Partner la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. «Veniamo da contesti diversi e ognuno di noi ha una cultura differente, che è una parola complessa. Quindi, quando suoniamo insieme ci connettiamo su livelli differenti, scoprendo aspetti comuni e diversità», aggiunge la violista israeliana Tal Riva Theodorou, cresciuta a Ashkelon.

La musica può contribuire al processo di pace?

Tal: «Ci vuole coraggio per sedersi al fianco di qualcuno con cui potresti non essere d’accordo. Questo significa anche riconoscere quello di cui l’altra persona ha bisogno. In orchestra è ciò che ci impegniamo a fare: avere il coraggio di ascoltare, di stare vicino agli altri, di resistere, a volte nonostante le nostre idee. Sul palco tentiamo di dare il nostro contributo a chi cerca di generare un cambiamento attraverso la cultura e l’arte. Ci impegniamo a raggiungere qualcosa che è possibile, quando esistono le giuste condizioni».