Una mostra a Los Angeles celebra il decennio in cui lo stile, passando per la musica, è diventato cultura pop. Dedicato a chi non c’era, e oggi...
di Stefania Cubello
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C’era un tempo in cui la moda non sfilava viralmente online: prendeva forma sulle pagine lucide dei magazine, nei videoclip su Mtv registrati su Vhs, da rivedere nonostante le immagini sgranate. Lo stile non veniva immediatamente condiviso su WhatsApp, ma si attendeva a lungo per consumarlo in rituali quasi intimi. Sfogliare una rivista era un gesto carico di aspettative, così come guardare i video che non racchiudevano solo una canzone di successo, ma un’intera estetica – e se in un momento ti restava impressa, quello dopo veniva subito sostituita da un’altra.
Era l’era pre-streaming, quando l’immaginario si costruiva lentamente e il desiderio aveva bisogno di materia, tempo e ripetizione. Tutto quello che oggi le nuove generazioni amano e cercano in vinili, vecchi film, negozi vintage. Ed è proprio a loro che si rivolge la mostra Obsessed: Fashion and Nostalgia in the ’90s (dal 20 febbraio al 27 giugno all’Asu Fidm di Los Angeles), che è stata pensata molto più per soddisfare la sete di analogico e la curiosità di chi non c’era che la malinconia di chi invece l’ha vissuta in prima persona. Fotografie d’autore, abiti, oggetti, memorabilia, musica e altro ancora appartengono a un’epoca che i ragazzi adorano: il passaggio tra cultura analogica e digitale, in cui anche l’immagine e la moda cominciano a dialogare con internet senza esserne ancora sopraffatti.






