Dopo due mesi di agonia si è conclusa drammaticamente stamane la vicenda del piccolo Domenico, che il 23 dicembre scorso è stato trapiantato con un cuore danneggiato.
Oggi il bimbo è morto, rilanciando ombre e interrogativi sulla catena di errori e responsabilità all'origine della vicenda.
L'antivigilia di Natale per Domenico doveva essere un giorno felice e di speranza perché la banca dati aveva segnalato la disponibilità di un cuore da poter trapiantare. Espiantato ad un bimbo di 4 anni all'ospedale di Bolzano, l'organo è però arrivato a Napoli in condizioni inservibili. "Un blocco di ghiaccio", secondo uno dei testimoni ascoltati nell'audit del Monaldi.
All'arrivo dell'organo in sala operatoria si è scoperto che al momento della predisposizione della borsa refrigerante destinata a custodire il cuoricino anziché utilizzare ghiaccio normale si era utilizzato quello secco. Un composto che, a contatto col cuore da trapiantare, lo aveva danneggiato. Il box utilizzato per il trasporto peraltro non era di quelli di nuova generazione, in grado di segnalare problemi alla temperatura. Il trapianto è stato effettuato ma l'organo era irreversibilmente compromesso. Perché ci si sia accorti delle condizioni del cuore nuovo solo dopo aver privato Domenico del suo cuore, malato ma funzionante, sarà uno dei punti cruciali da chiarire. Il piccolo da allora è stato sempre in terapia intensiva, tenuto in vita da una macchina, l'Ecmo.











