Per mamma Patrizia e papà Antonio sono le ore più difficili. Il «no» al trapianto di cuore, arrivato ieri da un team di esperti provenienti da diversi ospedali d’Italia, traccia un percorso ospedaliero dall’epilogo doloroso: Domenico, due anni e quattro mesi, non ha più chance. Il piccolo, in coma farmacologico dal 23 dicembre dopo il trapianto di un cuore risultato gravemente danneggiato nella (complessiva) fase dell’espianto, presenta una situazione clinica talmente compromessa - «pessima» per dirla con le del cardiochirurgo dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino Carlo Napoleone Pace che ha fatto parte del team - da non consentirgli di ricevere, né oggi né mai, un nuovo cuore. Con questa prospettiva azzerata, si dovrà inevitabilmente intervenire sull’attuale stato di ricovero. Domenico è arrivato fin qui grazie all’Ecmo, il macchinario che ha di fatto supplito alle funzioni del cuore impiantato e rivelatosi inutilizzabile perché giunto completamente congelato. Ma quella stessa macchina che lo ha aiutato a respirare ha, al contempo, compromesso altri organi. È chiaro che non può essere una “terapia” a vita, è chiaro che non è possibile tenere Domenico attaccato all’Ecmo per un tempo indefinito. Il ricorso alla macchina era finalizzato esclusivamente a traghettare il bambino verso un nuovo trapianto. Accertata però l’impossibilità, non reversibile, di effettuare un. nuovo trapianto, viene meno anche la necessità clinica dell’impiego del macchinario.
Nuovi indagati per il trapianto al piccolo Domenico, nel mirino anche i medici di Bolzano
A Napoli arriveranno gli atti dell'inchiesta aperta a Bolzano dopo la denuncia di Federconsumatori Napoli, in cui si ipotizza la responsabilità colposa per mor…













