Da domani 22 febbraio al 22 marzo, nella Basilica inferiore di San Francesco, ad Assisi, saranno esposte alla venerazione dei fedeli, per la prima volta, le spoglie del santo, nell’ambito del Giubileo francescano indetto da papa Leone XIV per gli 800 anni dalla morte di Francesco.

Per i cattolici è un incontro con la spiritualità dell’umile frate che è considerato un «alter Christus». Per gli altri? I laici o gli agnostici- che in genere sono comunque affascinati da san Francesco e dalla sua storia- potranno riflettere o polemizzare anche su questo strano rapporto del cattolicesimo con il corpo, con la carne. Magari scandalizzandosi, come ogni volta che si parla delle reliquie e dei miracoli. È l’occasione per scoprire che il cristianesimo, contrariamente a quel che si crede, non è una religione, ma soprattutto non è uno spiritualismo, una fuga dalla realtà. Infatti è anzitutto la notizia di Dio che si è fatto carne, è diventato uomo, si è lasciato crocifiggere per salvarci (quindi una morte che ha in sé tutto lo strazio della sofferenza fisica) ed è risuscitato nella carne aprendo a noi il destino della resurrezione: un’eternità in cui vivremo, in «un nuovo cielo e una nuova terra» (Ap 21,1), con i nostri corpi di carne, glorificati, divinizzati.