Se digitate su Google la frase «figlio adolescente», le prime ricerche che compariranno saranno: «Non mi ascolta», «parla poco», «risponde male». Perché a quell'età loro non comunicano: emanano monosillabi. «Com'è andata a scuola?», «Bene». «Ti sei divertito?», «Sì». «Hai fame?», «Boh».

Succede e succede a tutti: a un certo punto, la comunicazione con i figli adolescenti si inceppa. Gli adulti, ingenui, continuano a fare domande lunghe. Errore. Più la domanda è complessa, più la risposta si accorcia. È una legge fisica non ancora riconosciuta dalla scienza, ma verificabile in qualsiasi casa.

Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience evidenzia come il cervello degli adolescenti sia programmato per escludere la voce materna (sempre buone notizie). L'adolescente muto parla solo in due casi: quando gioca alla Playstation (in quel caso padroneggia tre lingue) o quando gli serve urgentemente un nuovo telefono o una ricarica.

Eppure, fior fiori di psicologi, spiegano che sotto quello strato di monosillabi, c'è un universo. Non parlano perché stanno pensando, perché sentono troppo, perché spiegare tutto è faticoso. Quindi? Non resta che aspettare. Perché un giorno, (così dicono) ricominceranno a dialogare. E voi dovrete fare l'unica cosa davvero difficile: ascoltare.