FIUME VENETO (PORDENONE) - Anass Boufrou ha diciannove anni, l’accento di chi è cresciuto tra i portici di Fiume Veneto e un sogno che corre a un ritmo trap. Mercoledì scorso, su un campo di basket a Valvasone, ha scoperto che per qualcuno non è un compagno di gioco, né un avversario: è solo un colore. Il razzismo questa volta ha sussurrato nei palazzetti di periferia. Ma il vero schiaffo per Anass non è arrivato solo dall’insulto, ma dal silenzio. Il silenzio dell’arbitro e dei compagni che non hanno protestato.
Ieri la sua società si è confrontata con i dirigenti della squadra avversaria, la quale ha assicurato che prenderà provvedimenti disciplinari nei confronti del giocatore e si scusa per l’accaduto. Il diciannovenne ha deciso di parlarne, affinché non passi sotto tono un fatto gravissimo e perché non capiti ad altri giovani.
Due le squadre in campo della divisione regionale, il Polisigma di Zoppola e la Virtus Basket di Pordenone dove milita Boufrou, un match molto sentito a Valvasone. Gli animi iniziano a scaldarsi perché la partita è punto su punto, molto serrata. «Il giocatore con il 25 – riferisce Boufrou – inizia a marcarmi stretto, a strattonarmi la maglia, usa il fisico, io di conseguenza faccio altrettanto». Poi il giocatore più maturo di Boufrou va a lamentarsi dall’arbitro che opta per un cambio. «Prendo io il cambio del ne***», ha detto il giocatore più grande di lui. Una frase buttata lì, tra un canestro e un fallo, come se fosse normale. Come se le lancette dell’orologio fossero tornate indietro. Boufrou, rimasto scosso per i modi razzisti, ha chiesto: «Cos’hai detto?». Il numero 25 l’ha ripetuto in faccia al diciannovenne senza remore: «Prendo io il posto del ne***». Poi Boufrou va diritto dall’arbitro Stefano Verardo per riferire: «L’ha sentito? L’ha detto di nuovo». Il racconto del ragazzo si fa più concitato: «L’arbitro ha risposto di non aver sentito, ma era a due metri e mezzo. Terribile la replica del giocatore: “Sì, anche due volte”. Mi sono sentito davvero deluso, non potevo credere che nel 2026 qualcuno continui ad esprimersi così».







