Due zeri ai primi due poligoni a terra e la testa della mass start, tonnara tra i trenta migliori biatleti: dai Tommaso, è finalmente la tua giornata. Il gruppo si infila nel bosco, Giacomel invece nel tunnel. Scivola a oltre trenta secondi, l’azzurro. Poi si ferma e si accascia, si parla di un malore: lo staff della nazionale intorno, una smorfia, l’ultima occhiata al percorso. Clic. Fine dei Giochi. Alle 17,01 il comunicato della federazione, «dopo il malessere, i medici della clinica mobile hanno sottoposto Giacomel a un’ecografia e a un elettrocardiogramma, che hanno escluso complicazioni. Nei prossimi giorni altri accertamenti».

L’INTERVISTA

Giacomel: “Ho la stessa fame di Djokovic. E ora voglio l’oro, non mi nascondo”

DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BRUSORIO

Cala così il sipario sulle Olimpiadi di Tommaso Giacomel e capita nel peggiore dei modi possibile, tradito dal fisico. Non se ne dà pace: «Subito dopo la seconda serie a terra, il mio corpo in qualche modo ha smesso di funzionare correttamente e facevo davvero fatica a respirare e a muovermi, quindi ho dovuto fermarmi. La sensazione peggiore mai provata. Ho rallentato, ma il mio corpo non me lo permetteva più». È un messaggio social, è un atto di dolore: «Ho un sacco di pensieri per la testa in questo momento... frustrazione, rabbia, delusione. È devastante fermarsi, ma non c’era niente che potessi fare contro il mio corpo».