Nella sentenza che ha annullato i dazi globali imposti da Donald Trump, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha tracciato un confine netto: il potere di imporre tariffe appartiene al Congresso e non può essere esercitato unilateralmente dal presidente invocando poteri d’emergenza. Con una maggioranza di sei giudici su nove, il massimo tribunale americano ha così ridimensionato in modo significativo l’estensione dell’autorità esecutiva in materia commerciale.
Alla guida della Corte c’è John G. Roberts Jr., nominato nel 2005 da George W. Bush. Roberts, considerato un conservatore istituzionale attento alla stabilità della Corte, ha firmato l’opinione di maggioranza. Nel suo ragionamento ha sottolineato che l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 non può essere interpretato come una delega implicita e illimitata al presidente per ridefinire la politica tariffaria nazionale, materia che la Costituzione attribuisce espressamente al legislatore.
Con Roberts hanno votato due giudici nominati dallo stesso Trump, Amy Coney Barrett e Neil M. Gorsuch. Barrett, entrata alla Corte nel 2020 dopo l’esperienza alla Corte d’appello federale del Settimo Circuito, è nota per il suo approccio originalista e per un’interpretazione testuale delle norme, ma anche per una certa attenzione agli equilibri istituzionali. Gorsuch, in carica dal 2017, è spesso associato a una lettura rigorosa e storicamente ancorata della Costituzione; in questo caso ha ritenuto che l’espansione dei poteri presidenziali in campo commerciale eccedesse la volontà del Congresso.










