TREVIGNANO (TREVISO) - Da una parte una famiglia di cinque persone (padre, madre e tre figli) che abita nelle vicinanze dell'impianto di smaltimento rifiuti di via Istituto Agrario a Trevignano, dall'altra i vertici di Contarina chiamati in causa per la presenza di mosche e odori nell'abitazione. In mezzo una battaglia legale che va avanti da anni a colpi di perizie, sopralluoghi e rilevamenti, e che si è conclusa qualche giorno fa con una sentenza che, pur respingendo due dei tre motivi di richiesta danni, impone a Contarina un maxi risarcimento da oltre 270mila euro. Per la precisione 55.545 euro da versare a ogni componente della famiglia, per un totale di 277.725 euro oltre alle spese legali.
Non solo, il giudice Daniela Ronzani ha inoltre disposto che la società metta in atto tutta una serie di contromisure per ridurre la proliferazione delle mosche e per abbattere gli odori per una spesa stimata di 32.640 euro. Contarina ha già annunciato che presenterà ricorso in appello.
La vicenda prende il via nell'aprile 2019, ovvero dopo l'ampliamento dell'impianto di smaltimento rifiuti avvenuto un anno prima. Un gioiello tecnico riconosciuto a livello internazionale per l'abbattimento delle emissioni e il basso impatto ambientale che ha migliorato, e di molto, quello preesistente. La famiglia aveva costruito la sua casa nel 2004, quando c'era il vecchio impianto. E fino all'aprile 2019 non aveva mai avuto alcun problema. Da quel momento, però, sostiene di aver avuto la casa infestata dalle mosche e da odori molesti che impedivano la normale vita quotidiana, con conseguente deprezzamento dell'immobile sul mercato. E ha deciso di fare causa a Contarina per ottenere un risarcimento danni.






