Il suo mito è Ayrton Senna e, per omaggiarlo, indossa un casco bianco e rosso che ricorda la McLaren dell'asso brasiliano.

Simone Deromedis è, sostanzialmente, l'ultima speranza per catturare una medaglia d'oro in Valtellina, dove tra Bormio e Livigno sono arrivate tante soddisfazioni per gli azzurri ma solo d'argento e di bronzo.

"Non mi pesa, sono tranquillo", racconta Deromedis all'ANSA. "Mi sento in forma, farò la mia gara senza pensarci troppo". La sua storia parla da sola e non può che essere citato tra i favoriti della competizione: primo italiano a vincere un Mondiale (2023 in Georgia) e il successo in Val Di Fassa meno di un mese fa a dargli la carica.

"Il clima dei Giochi è sempre speciale. Livigno è in festa, è tutto bellissimo. In albergo si respira un'atmosfera un po' meno intensa rispetto al Villaggio Olimpico, ma resta comunque qualcosa di unico". Una vita in cui lo sport è tutto: praticarlo non guardarlo in tv sul divano. Ama il downhill ("ma non è disciplina olimpica"), il ciclismo e lo sci alpino: da questa passione, in Val di Non ("dove non c'è uno skilift") il salto verso lo ski cross, a 16 anni, con una esibizione al Trofeo Topolino di Folgaria. Non è più tornato indietro e ora arriva la seconda Olimpiade, dopo il quinto posto a Pechino e una mossa restata nell'immaginario collettivo, una spettacolare spaccata in volo, imitando il celebre gesto tecnico di Kristian Ghedina sulla Streif di Kitzbühel.