E menomale che era il volto perfetto, per i moderati del campo largo, su cui costruire la futura alternativa di governo. Silvia Salis, la moderatissima sindaca di Genova, ha fatto una cosa diversamente moderata: aprire le porte di Palazzo Tursi, sede del Comune, a “Genova Antifascista” per studiare insieme come cacciare CasaPound dalla sede che regolarmente occupa in città.
Chi sono costoro? Non dei chierichetti, giusto per mettere le mani avanti. A novembre, per bloccare un evento dei militanti di destra, avevano spedito all’ospedale otto poliziotti a suon di sassate; a settembre, in occasione di un convegno in memoria di Sergio Ramelli, avevano riempito di chiavi inglesi (l’arma con cui il commando di Avanguardia Operaia uccise a Milano il ragazzo del Fronte della Gioventù) a una loro locandina di protesta, spiegando di essere “già passati dal ferramenta per rifornimenti vari”; sempre a settembre avevano esultato al capovolgimento della targa con cui una scalinata di Genova era stata intitolata a Norma Cossetto, martire delle Foibe, al grido di “ancora fischia il vento”; ad aprile avevano inneggiato a Mara Cagol, tra i fondatori delle Brigate rosse.
DERANQUE AMMAZZATO DI BOTTE, LA VERGOGNA DI STAMPA E CORRIERE: I LORO TITOLI







