Nessuno sconto.
Il presidente dell'Associazione italiana arbitri resta squalificato per 13 mesi e ora la sua carica secondo le norme va verso la decadenza. La corte federale d'appello della Figc ha infatti respinto il suo ricorso (e quello del componente del comitato nazionale Emanuele Marchesi), confermando quanto aveva già sancito il Tribunale federale.
Ora la decadenza deve proporla l'Aia al consiglio federale, chiamato a formalizzarla, mentre i tempi per un'eventuale scelta politica, come quella del commissariamento sembrano allungarsi, perché Gabriele Gravina potrebbe decidere di aspettare le motivazioni della corte o addirittura il ricorso, annunciato da Zappi, al Collegio di Garanzia.
La risposta del n.1 federale è infatti quella di accelerare a prescindere sulle riforme e lo ha ribadito oggi nell'incontro con le componenti dove sono state affrontate anche le criticità del mondo arbitrale. Nel frattempo Zappi, in attesa di leggere le motivazioni, resta squalificato per le pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi per far spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi.
"Una strana vicenda processuale - ha detto Zappi all'ANSA - nella quale purtroppo non è stata fatta ancora piena luce anche dopo l'udienza di oggi e che mina l'autonomia dell'Aia". Da norme, intanto, (articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc e dall'articolo 15 del Regolamento Aia) la sentenza in secondo grado determina la decadenza dell'incarico perché trattasi di inibizione superiore ai 12 mesi. Sono 13 solamente per quest'ultimo caso e ai quali vanno aggiunti i dieci che gli sono stati comminati prima dell'elezione a presidente.









