Per il mondo arbitrale non c'è pace.
Alle proteste di giocatori e allenatori per l'operato sul campo dei fischietti italiani, si aggiunge il caso Zappi, perché il n.1 dell'Aia è stato squalificato per 13 mesi dal Tribunale federale nazionale per le presunte pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Sull'associazione incombe l'ombra del commissariamento, una decisione politica che spetterà alla Federcalcio attraverso il proprio consiglio, in programma il prossimo 26 gennaio. Ma prima il presidente federale, Gabriele Gravina, attenderà le motivazioni del Tfn che arriveranno entro dieci giorni dal dispositivo.
Nel frattempo, la squalifica è esecutiva e così Antonio Zappi è impossibilitato a operare come presidente degli arbitri. Per la decadenza formale da presidente, però, nonostante l'inibizione sia superiore ai 12 mesi (peraltro aveva già accumulato in passato dieci mesi di squalifica), è necessario che il provvedimento sia definitivo e dunque passato in giudicato in secondo appello. Il primo verdetto, intanto, conferma quanto la procura, guidata da Giuseppe Chiné, aveva chiesto: ovvero 13 mesi, mentre il tribunale ha inibito per due mesi Emanuele Marchesi, componente del comitato nazionale, sul quale pendevano le stesse accuse di Zappi, ovvero le pressioni per le dimissioni di Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi per far spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi.








