Nascere negli Stati Uniti e partecipare ai Giochi per un altro Paese: il tradimento della patria e il vilipendio alla bandiera secondo il metodo Trump è servito. Mentre si contano le ore mancanti al crash test della virilità Maga (la sempre meno virtuale finale di hockey Usa-Canada di domenica, anticipata da quella femminile vinta dagli Stati Uniti 2-1 ai supplementari), si alza il polverone nei confronti di Eileen Gu, stella del freestyle con 5 medaglie olimpiche in due edizioni, colpevole, immaginate per chi, di essere nata a San Francisco ma di gareggiare e vincere per la Cina, paese della mamma.

Gu è una prodezza acrobatica, un volto da copertina, una personalità da luci della ribalta. Fenomeno da teenager, campionessa da poco prima di Pechino 2022 quando vince due ori, orgoglio di un paese che aveva scelto di rappresentare da tre anni. Decisione metabolizzata dal mondo, ma non in linea con il preteso (da The Donald) nuovo ordine. Il vice presidente degli Stati Uniti, J.D. Vance in un’intervista a Fox News, la tv di casa (Bianca) si scaglia contro Eileen: «Chi nasce negli Stati Uniti e beneficia del nostro sistema educativo, delle opportunità che questo Paese offre e della libertà che garantisce, dovrebbe scegliere di gareggiare per la nazionale americana». Senso di appartenenza più che casi singoli, ma il bersaglio era a portata di microfono.