«Ama ciò che non ti piace». è l'ultima strofa di AI AI la canzone che Dargen D’Amico porterà a Sanremo con l’inquietudine elegante che lo distingue da sempre. In Pianti Grassi, il singolo che anticipa la sua terza partecipazione al Festival, osserva il presente come un paradosso continuo: «Viviamo di scorciatoie e connessioni finte - dice -. Riduciamo tutto al minimo: impegno, attenzione, responsabilità. Siamo più leggeri, ma anche più fragili». Un giudizio che non risparmia nessuno, né i fan storici né chi lo incontra adesso. Il ritorno all’Ariston nasce da un’intuizione precisa: un ritornello sospeso sul vuoto dei rapporti umani. «Non è la sonorità del disco, ma doveva essere questa canzone - racconta -. La miccia è scattata quando ho cominciato a vedere le pubblicità in tv di alcuni giocattoli con ChatGPT dentro». Da lì il testo si è scritto quasi da solo, tra ironia e smarrimento digitale. «Ho letto che certe cose non puoi farle con l’AI» canta, e poco dopo confessa: «A me mi ha rovinato la rete, se no avrei fatto il prete».

«L’Ariston mi agita ancora - dicee - : È una macchina enorme, in continuo movimento. Le porte sono girevoli, il posto fisso non c’è per nessuno». Sulle polemiche glissa: ospite dalla Venier durante la puntata domenicale post festival disse la sua sugli sbarchi dei migranti e ci fu un momento di imbarazzo. Di quel periodo ricorda: «Essere sinceri è doveroso. Rappresento una minoranza, ma devo essere coerente. Pentirmi per quello che ho detto sarebbe stato peggio». La sua storia attraversa due epoche: l’esordio ai tempi di MySpace, undici album, e due dischi che hanno cambiato l’hip hop italiano. «Mi sono trovato tra due mondi - spiega -. Oggi escono decine di brani a settimana. È impossibile ascoltare tutto e quando ce la fai crei un casino dentro la testa che alla fine della giornata sei convinto di non ricordare nulla». Per questo sente arrivare una frattura: «L’AI cambierà tutto - dice convinto -. Canterà meglio di noi, produrrà meglio di noi, troverà le assonanze meglio di noi e probabilmente smetteremo di credere nei personaggi».