Kabul, 19 feb. (askanews) – In Afghanistan anche un taglio di capelli può diventare motivo di controllo o di fermo. I barbieri di Kabul raccontano di ispezioni quotidiane da parte del Ministero per la Propagazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, incaricato di far rispettare l’interpretazione della sharia adottata dalle autorità talebane.
Il mese scorso il ministero ha ribadito che è “obbligatorio” portare la barba più lunga di un pugno. I funzionari pattugliano le strade e verificano che nei saloni non vengano realizzati tagli considerati “occidentali” o barbe troppo corte.
In altre province la pressione è già sfociata in arresti: a Ghazni un barbiere è stato detenuto per tre notti, mentre in Kunar tre colleghi sono stati incarcerati da tre a cinque mesi, secondo un rapporto delle Nazioni Unite.
AFP ha raccolto le testimonianze di barbieri e clienti che hanno chiesto l’anonimato per ragioni di sicurezza: “Il lavoro del barbiere è una questione personale. I capelli e la barba appartengono a ogni persona, e ognuno dovrebbe decidere come tagliarli o sistemarli. Ora loro le autorità talebane sono molto severi. Durante l’epoca della Repubblica (2004-2021) era molto meglio. Ognuno poteva tagliare e sistemare i propri capelli e la propria barba come voleva”. “Prima c’erano uffici e ministeri dove le persone si sistemavano i capelli e l’aspetto due o tre volte a settimana. Ora quasi tutti portano la barba, e alcuni non vengono nemmeno dal barbiere una volta al mese”.






